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Lavori in corso al Cinema Impero. Di cosa siamo felici e cosa ci aspettiamo.

Con il comunicato stampa rilasciato dal Consorzio (OTI- Officine del Teatro Italiano – diretto da Alessandro Longobardi) finalmente si hanno notizie sulla cosa notata un po’ da tutti, ovvero “l’incartamento” del Cinema Impero.

In base alle nostre ultime notizie noi avevamo supposto si trattasse dei lavori di rifacimento della facciata dell’edificio (prevista da oltre un anno), ma il comunicato stampa ci chiarisce la natura dell’intervento

Verranno migliorate le sale per la Scuola di teatro che ad oggi conta circa 220 allievi nei corsi mono settimanali e 40 nei corsi professionali.
Si aprirà, nella terrazza del quarto piano, un nuovo spazio per la poesia e gli stand up che ospiterà anche incontri per favorire l’integrazione culturale delle etnie; ci sarà una biblioteca di settore e verrà realizzato un portale a cui attingere tutte le informazioni per gli operatori culturali e per gli artisti.

Su un articolo del Corriere della Sera, inoltre, si parla della ristrutturazione di 6 piani e quindi si fa esplicito riferimento alla “torre” su Via Acqua Bullicante, attuale sede dello Spazio Impero. Non si parla esplicitamente del “cubo” (la parte posteriore che si affaccia su Via Maggiolo, Via Marranella e Via Riccioli. Ovviamente chiederemo maggiori informazioni direttamente alla proprietà in merito a questa ambiguità per comprendere integralmente la natura dell’intervento

Intervento che, c’è da esserne soddisfatti, ricalca esattamente le linee guida del laboratorio di progettazione partecipato: spazi per la formazione artistica, spazi per la produzione artistica, spazi per il lavoro (co-working) destinati all’impresa culturale, spazi performativi etc. Tutto perfettamente in linea con quanto da noi indicato.

Questo è molto importante perché vuol dire che, per la prima volta in Italia, una realtà privata (non pubblica, ma privata) ha ascoltato le istanze del territorio e le sta traducendo in realtà.

Territorio, appunto, quello a cui – stando al pezzo del Corriere della Sera Roma – si rivolge il progetto come afferma la Direttrice Organizzativa dell’Accademia STAP Brancaccio, Rossella Marchi

lavoreremo con il territorio coinvolgendo prima di tutto i residenti…

Questa apertura al territorio suona benissimo alle nostre orecchie. Già 3 anni fa facemmo un sondaggio reperendo la disponibilità di 32 fra associazioni, gallerie, imprese a fare la propria parte nella rinascita dell’Impero. Questo territorio – che ha prodotto il progetto che sta dettando chiaramente la linea di sviluppo all’intervento privato – ha già ampiamente dimostrato di essere fatto da persone straordinarie. Competenze pazzesche che aspettano solo di trovare il modo di connettersi in un progetto comune.

Progetto che noi vediamo sin dall’inizio nella creazione di un Distretto Produttivo legato all’impresa culturale. E vediamo con gioia che finalmente ne parla anche il Consorzio, citando esplicitamente questa opzione come obiettivo della partita.

Se siamo insomma contenti di come si stanno mettendo le cose, lamentiamo viceversa alcune cosette non da poco:

  • non si parla di Cinema e questo è un problema, visto che il progetto lo vede come elemento cardine e visto che in una struttura come questa non avere un cinema è come non avere la luce;
  • una certa timidezza nella pubblicità del processo che, sebbene virtuoso, viene comunicato in modo timido, atteggiamento che non comprendiamo visto che si sta portando avanti una pianificazione condivisa collettivamente.

Quest’ultimo punto è dirimente perché se è vero, come dice la Marchi, che si vuole coinvolgere il territorio, con questo territorio bisogna ricompattare un dialogo a tutt’oggi troppo estemporaneo.

Il nostro Cantiere è sempre aperto ed è fatto dalle persone che da anni anima la vita culturale di questo quartiere con progetti di altissimo profilo: TorpignaLab, KarawanFest, Ecomuseo Casilino, sono per citarne alcuni. Noi siamo pronti a dare il nostro contributo e a fare da collante con le tante realtà che non vedono l’ora di misurarsi con questa sfida.

Insomma, noi ci siamo.

In evidenza Sezioni con funzioni

Cinema Impero: il cuore di un distretto culturale integrato a Tor Pignattara

Sembrano maturi i tempi per rendere finalmente esecutivo il cuore del progetto elaborato dai 1.000 cittadini che hanno partecipato al Laboratorio di progettazione partecipata Cantiere Impero. Un progetto, fra l’altro, sostenuto da oltre 4.000 firme dei residenti di Tor Pignattara e che, caso unico in Italia, ha creato le condizioni per la riapertura (sebbene parziale) di uno spazio privato secondo una progettazione pubblica e condivisa gestita in modo diretto dai cittadini. Continua a leggere “Cinema Impero: il cuore di un distretto culturale integrato a Tor Pignattara”

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CantiereImpero e 20 associazioni scrivono al Sindaco: usiamo il progetto partecipato per riaprire il Cinema Impero

Oggi abbiamo inoltrato una lettera al Comune di Roma. All’attenzione del Sindaco, degli assessorati alla cultura, alle periferie e all’urbanistica, alla presidenza del Municipio Roma 5 e ad alcuni uffici tecnici municipali e comunali. Continua a leggere “CantiereImpero e 20 associazioni scrivono al Sindaco: usiamo il progetto partecipato per riaprire il Cinema Impero”

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Qual’è il futuro del Cinema Impero? Chiediamo incontro per conoscere progetti e piani di comune e proprietà

Dal centro alla periferia i cinema dismessi rappresentano una negazione di servizi per il territorio. Sono 42 le sale che il Comune vuole riconvertire con un bando ambiguo che non garantisce di restituirle ai cittadini come spazi culturali di socialità e aggregazione. Continua a leggere “Qual’è il futuro del Cinema Impero? Chiediamo incontro per conoscere progetti e piani di comune e proprietà”

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Cinema Impero. Il progetto c’è, il consenso pure. Perché non si va avanti?

Dopo la raccolta di 4.000 firme per richiedere la riapertura del Cinema Impero, dopo i sondaggi e dopo il laboratorio partecipato di progettazione a cui hanno partecipato oltre 1.000 persone e 32 fra associazioni e imprese (il più grande labaratorio partecipato mai fatto a Roma), il nostro movimento di “pressione” è riuscito ad ottenere un primo risultato: i 5 piani della torre su via Acqua Bullicante sono stati riaperti e ora accolgono corsi di danza, teatro, perfomance e musica. Quasi 500mq che sono diventari spazi di formazione per le arti perfomative come previsto dal nostro progetto.Lo spazio è gestito dalla proprietà che coordina le attività. Continua a leggere “Cinema Impero. Il progetto c’è, il consenso pure. Perché non si va avanti?”

In evidenza PANOPTICON

Memoria di giunta Caudo – Marinelli: un passo nella direzione sbagliata

Qualche giorno fa è stata presentata la memoria di Giunta sui cinema chiusi. L’idea era quella di proporre uno strumento unitario ed organico che superasse i limite delle varie delibere “cinema paradiso” e desse impulso alla riapertura degli spazi attraverso il coinvolgimento diretto dei proprietari e dei territori (Municipi e Associazioni). Continua a leggere “Memoria di giunta Caudo – Marinelli: un passo nella direzione sbagliata”

In evidenza Cinema Impero aperto

Cinema chiusi: da fantasmi urbani a centri culturali. Report dell’incontro del 27 Novembre 2014

Lo abbiamo detto in tutti i modi: ci aspettiamo tanto, ci aspettiamo tutto. La partita sui cinema chiusi di Roma è una partita centrale, perché investe questioni di primaria importanza nell’economia dello sviluppo di questa città: riqualificazione di pezzi di città, trasformazione urbana, creazione di presidi culturali, sottrazione delle situazioni emergenziali ai comitati d’affari e alle mafie. Continua a leggere “Cinema chiusi: da fantasmi urbani a centri culturali. Report dell’incontro del 27 Novembre 2014”

In evidenza Cinema Impero aperto

CantiereImpero. Chiediamo l’apertura di funzioni pubbliche e maggiore coinvolgimento nei tavoli al Comune

L’avvio dei lavori e delle attività di formazione artistica nella cosidetta “Torre” dell’ex Cinema Impero sono una bella notizia. Inutile negare che vedere la struttura (anche se in modo parziale) attiva e funzionante è emozionante ed il quartiere ha accolto la notizia con favore.

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In evidenza

È iniziato un percorso. Noi ci aspettiamo tanto. Noi ci aspettiamo tutto

Oggi è stato un giorno importante per il Cantiere Impero, per Tor Pignattara, per Roma. Oggi è stato ufficialmente annunciato che, dopo 38 anni, uno spazio del nostro amato cinema verrà riaperto. Dalla fine di ottobre sarà attivo uno spazio di circa 80mq nella parte anteriore (la cosiddetta “Torre”) che ospiterà uno spazio di formazione per arti performative, teatrali e circensi.  Continua a leggere “È iniziato un percorso. Noi ci aspettiamo tanto. Noi ci aspettiamo tutto”

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Basta attese! Comune e proprietà realizzino il progetto partecipato e restituiscano il Cinema Impero a Tor Pignattara

Sono passati ormai quasi 6 mesi dalla pubblicazione delle linee guida progettuali elaborate dal Laboratorio di Progettazione Partecipata CantiereImpero. Dopo i primi incontri e i primi tavoli, tutto sembra fermo. Tor Pignattara non puà aspettare ancora. C’è bisogno di un segnale forte, la presa in carico formale del progetto partecipato di quartiere e la sua piena e puntuale realizzazione.

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Vincolo ministeriale per i cinema di valore storico e sociale. Un’altra opportunità per riaprire il Cinema Impero

Il Ministero dei Beni Culturali ha emanato una direttiva di salvaguardia dei Cinema Storici italiani. Una direttiva che – a fronte di un istruttoria (a meno che il cinema nn sia già dichiarato di interesse culturale) – ne vincolerà la destinazione d’uso. Continua a leggere “Vincolo ministeriale per i cinema di valore storico e sociale. Un’altra opportunità per riaprire il Cinema Impero”

In evidenza call-to-action

L’impero vuole te! Call alle associazioni/imprese del territorio per la manifestazione d’interesse

SCARICA L’ELENCO DELLE ASSOCIAZIONI CHE SI SONO DIMOSTRATE INTERESSATE

Come anticipato durante l’ultimo incontro, apriamo ufficialmente la call to action per la manifestazione d’interesse da parte delle associazioni del territorio a gestire una o più funzioni individuate all’interno del percorso di progettazione partecipata. I requisiti minimi per poter manifestare l’interesse sono due

  • Presenza sul territorio del Municipio Roma V della sede legale o di una sede operativa
  • Aver partecipato ai laboratori di progettazione partecipata

L’iscrizione “manuale” avverrà durante l’ultimo incontro programmato per il 27 Marzo 2014 dalle ore 17 alle 20 alla Casa della Cultura di Villa De Sanctis (Via Casilina 665). Intanto è possibile iscriversi online utilizzando l’apposito modulo https://docs.google.com/forms/d/1S5B1tq7-BZFZrJTyLuG2MDC1kE8teZrxrFo1I9Wud00/viewform Le tante associazioni che hanno già manifestato interesse nei primi incontri dovrebbero ripetere la procedura in quanto l’elenco funzionale è stato modificato nell’assetto e nel naming.

In evidenza CantiereImpero - Quinto incontro

Quaderni dal Cantiere(Impero) #5 – Report dei tavoli del 21 Febbraio 2014

Il giorno 21 Febbraio 2014 il CantiereImpero si è riunito presso la Casa della Cultura di Villa De Sanctis per il mensile report dell’attività del gruppo di coordinamento e per l’acquisizione dei dati finali della ricerca – effettuata dagli studenti del corso “Gestione processo edilizio” del Prof. Curcio – sull’aderenza delle funzioni individuate al profilo giuridico attualmente vigente Italia in merito alle riaperture dei cinema chiusi. Acquisito il dato che le funzioni individuate sono largamente compatibili con la normativa cogente, abbiamo aperto la call to action alle Associazioni del territorio per manifestare interesse a una più funzioni al fine di poterle gestire o in autonomia o in regime di consorzio con altre associazioni.

Terminata la fase preliminare abbiamo affrontato i due temi previsti nei tavoli di partecipazione

  • Tavolo sulla redditività delle funzioni (conclusione di quello avviato a Dicembre)
  • Tavolo sulla configurazione giuridica del CantiereImpero

REDDITIVITÀ DELLE FUNZIONI

L’assunto di base è che le varie funzioni possono “esistere” nella misura in cui hanno la capacità non solo di creare servizi ma anche la capacità di auto-sostenersi generando reddito e lavoro (e dunque servizi diretti e indiretti sul territorio). Si è concordato che queste funzioni devono poter “camminare con le proprie gambe” in un regime di sinergia con le altre esistenti da cui ricavano e a cui danno valore aggiunto.

Si è partiti dall’attuale schema funzionale individuato e si sono raggruppate le funzioni in base alla loro presunta capacità di generare reddito e lavoro come scaturito nel precedente incontro:

  • Alta redditività
    • Ristorazione
    • Libreria commerciale
    • Bar
  • Redditività variabile
    • Sala cinematografica
    • Sale post-produzione
    • Sale prova (canto,teatro, musica etc.)
    • Casa delle scienze e della tecnica
    • Hub di co-working
  • Bassa redditività
    • Sale convegni
    • Sale formazione
    • Spazi benessere psico-fisico
    • Area espositivo-museale
  • Pubblica utilità
    • Ludoteca/Biblioteca
    • Casa delle associazioni

L’alta redditività di alcune funzioni viene dedotta dalla combinazione fra l’offerta del prodotto in sé e dall’assenza sul territorio di realtà di medesima configurazione (rimandiamo al report sulle funzioni per maggiori info). La natura “tiepida” delle funzioni a redditività variabile e bassa è dovuta all’alto livello di specializzazione del prodotto offerto che ed è legata ad un’elevata capacità di gestione delle funzioni stesse. Le funzioni di pubblica utilità per loro natura sono in perdita e quindi ad elevato bisogno di finanziamento pubblico/privato diretto.

Per comodità di lavoro abbiamo definito CALDE le funzioni ad alta redditività, TIEPIDE quelle a redditività variabile e bassa, FREDDE  quelle a redditività nulla.

Il fine del tavolo è quello di trovare cosa/come queste funzioni potessero massimizzare il loro potenziale per consentire alla struttura di aver al suo interno gestioni autonome finanziariamente e non sottoposte a situazioni di precarietà (sia lavorativa sia gestionale).

I punti di convergenza preliminare sono stati

  • Solidarietà progettuale: l’insieme delle  funzioni non può essere un sistema a rette parallele per cui ogni gestione lavora al suo benessere e basta; l’insieme delle funzioni (il Centro culturale polifunzionale) dona un valore aggiunto alle singole funzioni ben più grande di quello che ogni singola funzione porta al Centro; da questo assunto di base è scaturito il principio secondo cui la gestione della struttura dovrà essere un progetto d’insieme, partecipato da tutte le associazioni/realtà che gestiranno le funzioni in modo che possano crearsi percorsi virtuosi di sussidiarietà, sinergia, collaborazione, mutuo soccorso; ne è conseguita l’esigenza di un coordinamento gestionale che consenta questo (oltre a garantire sia l’aderenza al progetto del Centro Culturale Polifunzionale, sia la trasparenza delle procedure e delle scelte)
  • Alto livello tecnologico: la struttura dovrà essere caratterizzata da elevati standard tecnologico a tutti i livelli in quanto questa “dotazione” da sola aiuta a massimizzare il potenziale del Centro soprattuto se associato a servizi dedicati, inoltre attrae l’utenza più giovane, consente risparmi nella componente energetica, consente di rendere operative azioni sinergiche fra diverse funzioni.

Partendo da queste due premesse di contesto abbiamo analizzato le varie funzioni cercando di trovare un modello strutturale che potesse generare tutte le opzioni di massimizzazione delle potenzialità delle singole funzioni. Abbiamo ridotto le questioni ai minimi termini e abbiamo così trovato per ogni singola funzione il punto di massima forza e di massima debolezza, di massima opportunità e massima criticità. L’analisi incrociata di questi aspetti ci ha consentito di trovare un modello comune denominatore che ha i suoi assi portanti in:

  • Ricerca dell’eccellenza dell’offerta di servizi e/o prodotti: sia la funzione più debole, sia quella più forte, aumenta il suo potenziale di efficacia aumentando la qualità dell’offerta; ciò comporta sicuramente un impegno molto maggiore e una “capacità professionale” già rodata; ma a fronte di questa difficoltà va detto che qualsiasi offerta – di base – essendo inserita in un contesto ad alto valore aggiunto (il Centro Culturale Polifunzionale) parte da una posizione privilegiata nella ricerca dell’eccellezza;
  • Ricerca del miglior prezzo possibile e trasparenza del perché del costo: la “popolarità” dei prezzi è la prima attrattiva per una struttura che ha una vocazione di massa; oltre alla ricerca del miglio prezzo possibile – e della convenzione gratuita per le categorie protette e della scontistica per le categorie sociali e professionali – si è riflettuto anche sullo strumento dello scontrino amico, ovvero della piena trasparenza dei processi che hanno portato alla determina del costo del servizio/bene; una scelta di etica e trasparenza che riteniamo premiante;
  • Polifunzionalità esterna: ovvero la capacità di fare “squadra” con le altre funzioni che insistono nel centro; le varie funzioni – proprio all’interno del modello di base della solidarietà di progetto – possono massimizzare la redditività proprio attraverso l’integrazione e la sinergia; creare ponti di auto-promozione fra una funzione e l’altra crea circuiti virtuosi di miglioramento dei servizi e della capacità delle funzione di sostenere i suoi costi; da questo punto di vista assumono un ruolo rilevante le funzioni pubbliche che possono erogare servizi integrativi importanti a costi ridottissimi per l’utenza e per i gestori delle funzioni:
  • Polifunzionalità interna: ovvero la capacità della singola funzione di offrire più di quanto sia previsto dal suo oggetto specifico; per ogni singola funzione la polifunzionalità interna ha un valore diverso:
    • per la sala cinematografica è la possibilità di fare una programmazione che vada oltre la sola proiezione di film e oltre i normali standard d’orario e di prodotto
    • per la libreria la capacità di essere centro di aggregazione o polo multimediale
    • per l’hub di co-working la capacità di trasformarsi in centro servizi verso l’esterno fornendo consulenze o momenti di formazione
    • etc.
  • Orario collimante e lungo: altra punto ritenuto essenziale per la massimizzazione della redditività è che le varie funzioni abbiamo lo stesso orario di apertura del centro stesso e che questo sia “lungo”; la completa e totale possibilità di fruizione contemporanea di tutte le funzioni in una data unità di tempo eleva a potenza il valore aggiunto che la dimensione del Centro Culturale Polifunzionale riesce a dare alle singole funzioni
  • Geometrie e/o concentrazioni variabili: ultimo punto centrale della massimizzazione delle funzioni (in particolare di quelle tiepide e fredde) è la variabilità della geometria dello spazio o della concentrazione di posti-persona; quindi la possibilità di aumentare o ridurre le dimensioni di un teatro di posa,  delle aule di formazione, delle sale prova, oppure la possibilità di aumentare o ridurre il numero di posti della sala cinema e teatro, garantiscono un utilizzo ottimale delle risorse e degli spazi a disposizione creando una pianificazione virtuosa ed efficiente fra le diverse funzioni

Un modello del genere aumenta potenzialmente l’efficacia della singola funzione, la sua capacità d’attrazione, il suo essere parte del tutto. Ovviamente la massima spinta viene garantita a patto che le due premesse di contesto siano pienamente funzionanti in quanti la progettazione condivisa del palinsesto d’offerta, la solidarietà d’impresa e l’alto livello tecnologico sono i primi importantissimi strumenti sia di aiuto per le funzioni “meno forti” sia per miglioramento dei servizi di quelle di “punta”.

TAVOLO SULLA CONFIGURAZIONE GIURIDICA DEL CANTIERE IMPERO NEL PATTO DI RETE

Il CantiereImpero dovrà a breve costituirsi come realtà giuridicamente autonoma e diversa dall’associazione di volontariato per poter essere l’interfaccia del movimento civico non appena si passerà dalla fase progettuale a quella del compartecipazione pubblica privato e al patto di rete. Il CantiereImpero quindi dovrà configurarsi come un contenitore giuridico aperto che avrà il ruolo di attrarre gli attori del territorio (associazioni, imprese, movimenti e comitati) per la gestione delle varie funzione secondo gli accordi che scaturiranno nella fase esecutiva del processo. Il Cantiere, di conseguenza, non sarà il “gestore” del Nuovo Cinema Impero ma l’ente che coordina la gestione garantendo il rispetto di quanto deciso dal progetto partecipato, la qualità complessiva dell’offerta, la trasparenza delle procedure, la valutazione della competenza delle associazioni/imprese che si propongono.

Si è partiti da 3 possibilità organizzative da analizzare:

  1. Fondazione di partecipazione;
  2. Cooperativa di comunità;
  3. Impresa sociale.

Si è escluso fin da subito la terza ipotesi in quanto – in base a quanto prevista dalla legislazione su tale tipo di impresa – non esiste fattispecie adeguata al CantiereImpero, abbiamo dedicato le nostre energie all’analisi delle altre due.

Le altre forme (Fondazione e Cooperativa) hanno ottime caratteristiche di aderenza alle finalità dei laboratori e delle varie attività. La cooperativa, rispetto alla Fondazione, consente di gestire in maniera più trasparente e diretta le varie funzioni mentre la Fondazione, sebbene abbia una gestione meno partecipata a livello sociale, consente una gestione di grande efficacia.

L’elemento della partecipazione – costitutivo per il processo del CantiereImpero – è sicuramente più forte nella cooperativa di comunità mentre nella Fondazione di partecipazione le scelte e le politiche di gestione sono condizionate e dirette da un soggetto pubblico, mentre i cittadini hanno limitati spazi di intervento. Nella cooperativa di comunità, infatti, la partecipazione dei cittadini è grande: i cittadini stessi sono soci della cooperativa e con una cifra iniziale relativamente bassa (400-1000 € a socio) da investire all’atto della sua apertura, è già possibile intervenire in maniera molto significativa nella realizzazione di progetti piuttosto rilevanti.

D’altronde la ragione d’essere statutaria della cooperativa stessa è quello di rispondere a un bisogno collettivo.

Ci sono vari esempi di progetti realizzati grazie alla forma di Cooperativa di comunità:

  • un gruppo di cittadini di Melpignano, in Puglia, si è costituito Cooperativa per produrre energia elettrica sul territorio: con un investimento iniziale, hanno acquistato e installato pannelli solari sul territorio del paese, divenendo essi stessi allo stesso tempo soci e consumatori della corrente elettrica prodotta, e ricavandone altri significativi vantaggi sociali a livello economico, come ad esempio la gestione dell’acqua;
  • in Emilia Romagna i cittadini di un piccolo paese si sono costituiti Coop. per riqualificare e gestire un bar-ristorante chiuso da tempo, ricavandone così un vantaggio economico rilevante;
  • a Tor Forame (Roma-Borghesiana) è nata una Coop. di comunità per gestire attività di tipo archeologico-turistico (è un sito del I sec. a.C) e, al contempo, di fitodepurazione.

La complessità gestionale di una cooperativa di comunità è dovuta al suo maggior pregio: il modello di tipo orizzontale. In tale modello tutti i soci hanno lo stesso peso e la stessa capacità decisionale anche al variare dell’investimento iniziale dei singoli; questa capacità, date le caratteristiche di questo modello, può essere così estesa ad un grande numero di persone e, nel caso del CantiereImpero, all’intero quartiere di Tor Pignattara.

Nel caso della Fondazione di partecipazione, invece, la complessità gestionale è dovuta alla sua struttura verticistica: c’è una presenza gerarchica maggiore, che dà la possibilità di prendere le decisioni più importanti solo a pochi soggetti, relegando gli altri eventuali soci (fondatori o sostenitori) a una condizione di tipo puramente consultivo.

Opportunità etica

In entrambe le forme è sostanzialmente alta. La fondazione di partecipazione può nascere per scopi di pubblica utilità e avere caratteristiche di tipo no profit. Inoltre un’impresa sociale può entrare a far parte di una fondazione di partecipazione.

Nella cooperativa di comunità, l’obiettivo non è quello di fare utili, ma di remunerare i propri soci: è una vera e propria impresa ma con scopi sociali e di redistribuzione delle risorse nel territorio in cui s’iscrive. All’atto dell’apertura, i soci mettono una quota per il capitale sociale che può partire da un minimo di 25 € ma, come detto, i voti di ogni socio hanno pari valore anche al variare del versamento iniziale.

Sostenibilità economica

In una fondazione di partecipazione è più stabile, però i bilanci negativi influenzano il lavoro e i lavoratori. Per esempio tagli economici possono avere come conseguenza diretta un taglio del personale (mentre invece la dirigenza non risulterà intaccata).

Nel caso della cooperativa di comunità sia le entrate che i rischi sono ugualmente divisi tra tutti i soci in maniera equa e orizzontale. Ne consegue che, se da una parte la struttura della fondazione risulta economicamente più forte, una forma di gestione di tipo cooperativo sembrerebbe più in grado di rimanere in piedi pur nelle eventuali difficoltà. La cooperativa presenta livelli di flessibilità maggiore per resistere agli scossoni economici proprio per la sua natura orizzontale.

Dopo aver analizzato i due modelli, il tavolo ha provato a ideare una soluzione al nostro caso. Avendo riconosciuto alla cooperativa una natura più aderente alle specifiche del CantiereImpero abbiamo chiesto al portatore di competenza di elencarci e dettagliarci alcune specifiche riguardo la cooperativa di comunità, ci siamo soffermati su quest’ultima.

Gli organi della cooperativa di comunità sono quattro:

  • Presidente
  • Vicepresidente
  • Consiglio di amministrazione
  • Assemblea dei soci

Una delle grandi opportunità di questa forma gestionale è quella di poter far parte della fitta rete del mondo delle cooperative. I vantaggi sono di vario tipo: è possibile accedere al credito, trovare più facilmente eventuali finanziamenti anche dalla comunità europea, ricevere eventuale supporto legale, ottenere la partecipazione diretta di Lega Coop nella gestione, ecc.

La cooperativa di comunità, inoltre, può essere aperta a prescindere da una eventuale sede sociale, cosa che non accade con la Fondazione (esempio Valle: uno dei motivi principali per cui la domanda di apertura della Fondazione Teatro Valle Bene Comune è stata respinta, è proprio l’assenza di rapporti economici di alcun tipo tra i soci e l’immobile, ossia il teatro, nel quale la Fondazione avrebbe operato). Questo aspetto ha un altro vantaggio: al mutare della sede (o alla sua distruzione per eventi catastrofici o naturali), la Cooperativa continua ad esistere.

Abbiamo messo sul tavolo le tre possibili soluzioni – di cui avevamo parlato nei precedenti incontri – per poter partire nella gestione dell’ex Cinema Impero:

  1. gestione in affitto
  2. gestione in concessione gratuita
  3. gestione in proprietà

Come evidenziato anche durante l’incontro del 23 Aprile 2013, l’eventualità dell’acquisto dell’immobile attraverso una “colletta popolare” a cui partecipi tutto il quartiere, rappresenta il massimo livello possibile di partecipazione degli aventi diritto alla riappropriazione del bene. Le valenze politiche, etiche e simboliche del gesto sono indiscusse e sono oggetto di legislazione in Inghilterra che favorisce queste azioni.

Quello che non ci si aspettava è che – se la cooperativa diventasse talmente larga da coinvolgere tutto il quartiere e procedesse quindi all’acquisto del bene – l’efficacia gestionale sarebbe elevatissima. Tramite l’analisi del tavolo e le indicazioni del portatore di competenze è apparso chiaro che la cifra per l’acquisto si ammortizzerebbe in qualche anno, a differenza dell’affitto, si avrebbe la certezza di non essere allontanati dalla struttura in seguito a eventuali ripensamenti del proprietario, si avrebbe un bene realmente comune a disposizione della comunità.

La formula in affitto, invece, appare la peggiore in quanto la legge impone la restituzione dei soldi investiti dalla cooperativa qualora l’affitto dovesse terminare. Questa situazione si è verificata varie volte, con conseguenze molto critiche nei confronti di cooperativa e soci.

La soluzione in concessione gratuita annulla i rischi dell’affitto ma non mette a riparo dai ripensamenti del proprietario.

Ovviamente esiste la quarta via, ovvero il patto di rete fra realtà civica (la cooperativa), la proprietà e l’istituzione che consentirebbe di definire un quadro economico, gestionale e di stanzialità completamente nuovo molto più simile a quello proprio della gestione in proprietà.

I passi per aprire un cooperativa di comunità

Per poter aprire una cooperativa di comunità per il Cinema Impero, bisognerebbe operare su 3 fronti:

  • progettare un business plan efficace e chiaro che illustri le funzioni dello spazio e il loro rendimento; nel caso di contratto di affitto o concessione gratuita, il business plan deve essere presentato anche al proprietario;
  • ricercare finanziamenti (reti, soggetti esterni, sostenitori, ecc.) e valutare l’ammontare di una cifra minima di quota che consenta di operare agevolmente con cui magari sostenere le associazione che gestiscono le funzioni più “fredde”
  • verificare eventuali ipoteche sull’immobile o altre forme di vincolo al fine di poter procedere con il layouting della struttura in modo consapevole

In ogni caso, bisogna avviare un rapporto collaborativo con l’attuale proprietario dell’immobile, con cui si potrà eventualmente trattare, valutando caso per caso, ogni singola possibilità.

Una ipotesi verosimile per il cinema Impero sarebbe quella di avere, come start-up, 30 persone soci-lavoratori che versano una quota dell’ordine di qualche centinaio di euro (cifra da verificare in base a tutte le suddette variabili) più altri sostenitori che possono scegliere di diventare soci (in tal caso hanno diritto di voto) oppure limitarsi a versare un contributo economico libero senza altri vincoli a loro carico (tra cui il voto). Con una struttura del genere il CantiereImpero potrà operare come coordinatore della gestione facendo l’interfaccia fra la parte imprenditoriale, la parte comunale e le associazioni/enti/imprese che concretamente gestiranno le singole funzioni della struttura.

Tale ipotesi prende spunto da una cooperativa di comunità di Anguillara Sabazia (Roma) formata proprio da 30 soci lavoratori, che ha caratteristiche simili a quella che potrebbe diventare l’eventuale cooperativa di comunità (in caso si dovesse scegliere questa forma) che dovrà gestire il Cinema Impero.

Il tavolo, conclude i lavori, prospettando la soluzione della cooperativa di comunità come la soluzione migliore per la creazione del soggetto giuridico operante entro il contratto di rete per i seguenti motivi

  • livello di partecipazione alle decisioni complessive di livello elevato
  • possibilità di poter estendere i partecipanti alla cooperativa senza limiti, fino ad includere anche tutti i residenti del quartiere
  • indipendenza dalla proprietà e della struttura su cui opera
  • libertà di configurazione della mission di gestione
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Quaderni dal Cantiere(Impero) #4 – Report dei tavoli del 20 Gennaio 2014

Nell’incontro del 20 Gennaio 2014 il laboratorio di partecipazione ha affrontato i macrotemi che costituiranno l’ossatura delle Linee Guida inerenti la gestione e fattibilità economica del progetto sia di start up sia di mantenimento.

Il tavolo sono stati chiamati a rispondere a due temi

  • Le funzioni individuate consentono di garantire il mantenimento della struttura?
  • Quali interventi pubblici e/o privati sono necessari per sostenere la start-up del progetto?

La metodologia partecipativa usata è stata quella dell’Open Space Technology, e nello specico:

  • i partecipanti sono invitati a “sottoarticolare” la macrodomanda in sottodomande e i facilitatori hanno avuto il compito di stimolare i partecipanti a creare “topic” essenziali (eventualmente ricorrendo a ulteriore sottoarticolazione)
  • La discussione è stata molto libera, senza una struttura preordinata: una sorta di brainstorming continuo
  • Tutte le sottodomande sono state trascritte su un foglio avente come titolo la domanda generale da cui si è partiti.
  • La discussione sulle sottodomande è stata impostata per sollecitare il tavolo a individuare delle risposte.
  • I facilitatori hanno cercato di indurre i partecipanti a dare risposte univoche, a produrre cioè degli statements (affermazioni di principio) necessari alla formazione delle linee guida.

I tavoli sono stati supportati dalla presenza di un portatore di competenza, Riccardo Costantini di CinemaZero, con esperienze pregresse di gestione di spazi culturali, dall’Assessore all’Ubanistica del Municipio Roma 5 Giovanni Assogna e da due esponenti “tecnici” dello staff dell’Assessorato allo Sviluppo delle Periferie Infrastrutture e Manutenzione Urbana del Comune di Roma, Luca Attanasio e Daniele Tiburzi.

TAVOLO 1 – LE FUNZIONI INDIVIDUATE CONSENTONO DI GARANTIRE IL MANTENIMENTO DELLA STRUTTURA

Il tavolo ha concentrato l’attenzione sulle funzioni: Libreria, cinema e sale prova/registrazioni.

Per la libreria si è differenziato tra varie tipologie possibili:

  • Libreria indipendente
  • Libreria commerciale
  • Biblioteca Comunale

Le tre alternative sono state tutte viste legate all’attività del cinema sia per possibile tematicità delle letture sia per la vendita di gadget o dvd che, secondo la testimonianza di Riccardo Costantini (coordinatore di CinemaZero), possono servire a finanziare una parte della funzione Cinema.

La libreria indipendente deve essere strettamente collegata alle attività del centro. Si ipotizzala fidelizzazione dei visitatori con forme di abbonamento sia per questa attività che per le altre, magari con la creazione una card che possa servire da pubblicità/scambio o tramite offerta di strumentazione (es. PC o IPAD) per consultazione e lettura.

La libreria commerciale si accetta a patto che sia gestita con una delle forme pensate nel seminario precedente ovvero attraverso Responsabilità di Impresa o Fondazione etc. e si vede possibile solo se la vendita di oggettistica varia sia limitata o sia esclusivamente quella del Cinema Impero.
La stessa vendita e promozione dei DVD dovranno fare riferimento a Produzioni Indipendenti o prodotti dalla Casa delle Arti.

Per il cinema ci si è posti le seguenti domande:

  • Numero posti, spazio e capienza
  • Costo e numero personale (si vuole usare una politica di completa automazione oppure incentivare l’occupazione locale)
  • Costo macchinari per le proiezioni

La prima condizione individuata è stata la necessità di avere finanziamenti pubblici ma anche la necessità di:

  • Avere più di una sala, anche una principale e varie secondarie, per aumentare e variegare l’offerta della proiezione
  • Proiezione in varie fasce di orari per avere un turnover continuo di spettatoriNecessità della vicinanza con la ristorazione sia per rendere più piacevole la permanenza nel centro sia per finanziare il settore cinema
  • Presenza di mediateca e videoteca per permettere anche proiezione free come l’esempio di CinemaZero che si è iscritta all’AVI Associazone Videoteche Italiane

Per le sale prove/registrazioni ci si è posti le domande:

  • Come mantenerle?
  • Da chi vengono gestite?
  • Hanno senso slegate dalla Casa delle Arti?

La necessità della loro esistenza è stata collegata senza dubbio all’esistenza della Casa delle Arti e quindi in maniere integrata anche con le attività del cinema inoltre per la gestione e/o utilizzo sono state individuate le seguenti forme:

  • Startup per Associazioni Giovani con fondi regionali o europei
  • Network di associazioni indipendenti
  • Salette già allestite a cui i creativi si rivolgono pagando il servizio
  • Possibilità di consorziarsi anche per rivedere i costi di distribuzione con case editrici indipendenti medie e piccole.

Come attività collaterale necessaria al centro , più che al mantenimento, alla fruizione è quella di avere una ludoteca/asilo nido magari convenzionato con il Comune o Municipio per poter lasciare i propri figli in sicurezza e tranquillità sia per i clienti della biblioteca o cinema sia per i dipendenti o gli artisti che usufruiranno della Casa delle Arti.

Le domande si sono poi focalizzate su un discorso più complessivo ovvero, come portare a gestione ordinaria questa messe di servizi e di offerta. Le domande si sono concentrare su due assi principali:

  • La struttura ha una gestione unica o viene suddivisa tra attività indipendenti o slegate?
  • La gestione è Pubblica, di una Associazione / Fondazione o di un privato?

La vision condivisa è che sia un organismo integrato ma non di proprietà privata.
La parte commerciale deve aiutare la parte culturale

Il tavolo ha rimandato la chiusura di tutte i punti e la valutazione dell’economicità delle varie funzioni al prossimo incontro in quanto necessita integrazione con l’altro su due questioni:

  • Quali interventi pubblici e/o privati sono necessari per sostenere la start-up del progetto?
  • La normativa urbanistica (oneri, compensazioni, bandi pubblici) come può aiutare?

TAVOLO 2 – QUALI INTERVENTI PUBBLICI E/O PRIVATI SONO NECESSARI PER SOSTENERE LA START-UP DEL PROGETTO?

Il tavolo aveva il compito complesso di esplorare tutte le possibilità di finanziamento della fase iniziale del progetto (ristrutturazione, creazione degli spazi, dei servizi diretti e accessori etc.). In un certo senso di come pagare la “messa in sesto” della struttura.

Le ipotesi che sono state elaborate a partire dalla macrodomanda di partenza sono essenzialmente sei:

Finanziamento civico diretto
Un’opzione – per quanto complessa – comunque percorribile. Comporta una campagna di raccolta fondi cittadina per raggiungere la quota necessaria a finanziare l’intera opera. Una sorta di “mega-colletta” che in teoria non impossibile in quanto:

  • non comporta un salasso da parte del singolo cittadino e le quote potrebbero essere modeste
  • realizzabile in tempi ragionevoli e – con le nuove tecnologie – anche senza i costi aggiuntivi del gazebo e del tempo-uomo da dedicare all’impresa

Il problema di base è l’incertezza dell’esito. Per tale motivo, pur concordando sulla necessità che si metta in opera, il tavolo ha deciso di considerarla come azione non propedeutica di cui tener conto solo successivamente: se va a buon fine rappresenterà un asset finanziario, se non andrà a buon fine non avrà inficiato l’azione di finanziamento dell’impresa. Al fine di avviare una simile iniziativa è necessario studiare la configurazione giuridica adeguata del Cantiere (configurazione che come vedremo avrà la sua importanza anche successivamente) in modo da valutare il tipo di richiesta economica da mettere in campo.

Finanziamento civico indiretto
Questo specifica tipologia di finanziamento il tavolo ha ritenuto già essere stata erogata dal CantiereImpero attraverso l’intensa attività progettuale che – se appaltata esternamente – sarebbe sicuramente costata una cifra ragguardevole.

Finanziamento pubblico diretto a completa copertura
È il caso in cui il pubblico investe tutta la somma necessaria per avviare l’impresa. Di solito questa azione s’accompagna all’acquisizione in patrimonio pubblico della struttura (attraverso esproprio, scambio “beni” o acquisto diretto). È un’azione che impegna pesantemente la componente pubblica e di solito si deve avviare se vengono a coordinarsi diverse situazione (ad esempio l’esproprio può rendersi necessario nel caso di palese ostracismo dell’imprenditore al progetto di riqualificazione: al proprietario va bene che le cose rimangano così e che quindi la struttura marcisca degradando il tessuto urbano circostante).

Finanziamento pubblico indiretto a parziale copertura
In tal caso si parla di finanziamenti che vengono erogati alla luce di strumenti “legislativi” che sono a disposizione dei vari dipartimenti comunali, oppure di finanziamenti che sono possibile a livello europeo/regionale/comunale attraverso la partecipazione a bandi. Questi finanziamenti sono erogabili solo se il progetto diventa una joint venture pubblico-privato e quindi ognuna delle parti acquisisce uno specifico compito/onere a fronte della condivisione del progetto stesso. Una sorta di contratto di rete non fra imprese ma fra Amministrazione Pubblica a Privato che vede la partecipazione anche della componente civica (CantiereImpero) che ha già contribuito all’accordo con il lavoro di progettazione operativa. Per consolidare questa triarchia Pubblico-Privato-Civico è stato suggerito al CantiereImpero di configurarsi non più come movimento ma come “ente giuridico” (impresa sociale,  Fondazione di partecipazione o cooperativa) rappresentante di cittadini e associazioni, in modo da poter anche coinvolgere il mondo che ha lavorato alla progettazione nella gestione totale o parziale del Centro.

Finanziamento privato diretto a piena copertura
È un’opzione che lo stesso proprietario ha già escluso con motivazioni di natura economico-patrimoniale.

Finanziamento privato diretto a parziale copertura
Questa opzione viene ritenuta come la più percorribile, sia perché ventilata dalla proprietà stessa, sia perché il progetto si sta configurando sempre di più come una partnership in cui ognuna delle parti in causa contribuisca in modo non totale. Il finanziamento privato, da questo punto di vista, si configura in modo diverso rispetto a quello pubblico. Il tavolo ha chiaramente evidenziato che non c’è ragione per il privato di investire senza un ritorno economico.Un ritorno economico che può derivare sicuramente dalla messa a reddito (affitto) delle varie parti della nuova struttura, ma che forse può prevedere la necessità di realizzare componenti generatrici di reddito che vanno valutate in base al costo reale dell’impresa.

il costo reale dell’impresa è stato il tema finale su cui si è discusso, in quanto propedeutico a qualsiasi discorso di finanziamento. Alla luce delle acquisizioni del precedente tavolo sulle procedure edilizie (e in particolare sul fatto che il cubo in cemento posteriore alla facciata vincolata può essere agevolmente abbattuto e ricostruito) e dei costi di imprese analoghe (ristrutturazione del Cinema Aquila e altre operazioni simili in giro per l’Italia) si è ritenuta la preventivazione fatta dal proprietario (5-8mln di euro) suscettibile di revisione.

La revisione, ovviamente, potrà avere tre esiti:

  • Conferma
  • Rivalutazione al rialzo
  • Rivalutazione al ribasso

Conferma o rivalutazione al rialzo
In questi due casi è stato fatto presente dai tecnici del Comune e dall’Assessore Municipale che potrebbe essere necessario ricorrere a componenti generatrici di reddito, capaci di “ripagare” la parte di investimento del proprietario del Cinema. Come tavolo abbiamo precisato che se tale cosa dovesse rendersi necessaria essa dovrà sottostare a tre limitazioni

  • La tipologia di intervento deve essere decisa di concerto con una rappresentanza dei cittadini e delle associazioni territoriali
  • L’intervento dovrà essere inserito all’interno del progetto complessivo di ristrutturazione in modo da non causare difformità architettoniche, strutturali e stilistiche
  • L’intervento dovrà essere sottoposto a bando internazionale di idee

Abbiamo inoltre suggerito di valutare che se l’intervento dovesse essere in totale difformità rispetto alla destinazione prevista dal progetto (ovvero non rientrasse in nessuna delle funzioni individuate) debba essere fatto all’esterno del corpo dell’ex Cinema.

In questo scenario, presentandosi la possibilità di alto livello di redditività dell’impresa, si è fatto presente che sarebbe possibile studiare degli strumenti di messa in stato “pubblico” dell’intera struttura. Come dire che l’imprenditore potrebbe essere anche agevolato ad uscire dal contratto di rete al termine dell’opera a reddito, rilasciando come compensazione l’intera struttura (ristrutturata e pronta) al pubblico.

Rivalutazione al ribasso
Nel caso invece la preventivazione risultasse inferiore a quanto indicato dal proprietario si aprono concretamente due scenari:

  • La creazione di componenti a reddito coprirebbe l’intera spesa e allora il proprietario potrebbe far fronte integralmente alla start-up; anche in questo caso si configura la possibilità che il corpo del cinema venga rilasciato al pubblico (ristrutturato e pronto) come compensazione.
  • Non viene avviata la creazione di componenti a reddito e il tutto si finanzia tramite intervento pubblico parziale, bandi e intervento privato

In ultimo si è proceduto ad un link logico con l’altro tavolo discutendo sulle funzioni e la loro redditività. La discussione – al fine di non sovrapporsi a quella già avviata nel tavolo 1 – ha solo concentrato l’attenzione sulla differenziazione dei gradi di redditività delle diverse funzioni:

  • Alta redditività
    • Ristorazione
    • Libreria commerciale
    • Bar
  • Redditività variabile
    • Sala cinematografica
    • Sale post-produzione
    • Sale prova (canto,teatro, musica etc.)
    • Casa delle scienze e della tecnica
    • Hub di co-working
  • Bassa redditività
    • Sale convegni
    • Sale formazione
    • Spazi benessere psico-fisico
    • Area espositivo-museale
  • Pubblica utilità
    • Ludoteca/Biblioteca
    • Casa delle associazioni
In evidenza Un momento della discussione

Quaderni dal Cantiere(Impero) #3 – Report dei tavoli del 20 Dicembre 2013

Un momento della discussione

L’incontro del 20 Dicembre 2013 si è articolato in 3 tavoli partecipati e 1 tavolo tecnico riservato ai soli portatori di competenza.

Come primo passo però abbiamo condiviso l’elenco delle funzioni definitive nato dal visioning dei precedenti due incontri.

Tabella delle funzioni definitive
Elenco delle funzioni individuate dal laboratorio da inserire nella nuova struttura

Nel corso del prossimi incontri verrà chiesto ai partecipanti di valutare le funzioni e verrà richiesto ad associazioni o enti presenti nel laboratorio di manifestare interesse nel coinvolgimento gestionale di una o più funzione.

Terminata la fase di presentazione sono partiti i tavoli di lavoro.

TAVOLI PARTECIPATI

  • Ipotesi di finanziamenti pubblici e privati: elaborazione di scenari possibili

  • Impatto della struttura sull’economia, qualità della vita, servizi complessivi del territorio: elaborazione di scenari possibili

  • Analisi dei metodi di ristrutturazione/rifacimento interna ed esterna dell’edificio e servizi annessi: elaborazione di scenari possibili

TAVOLI TECNICI

  • Tavolo tecnico sulle componenti urbanistica ed edilizia del progetto

    • Strumenti urbanistici per la trasformazione della struttura

    • Risposte ai quesiti emersi nei tavoli precedenti: regole relative ai parcheggi/regole relative al rapporto di vicinato

    • Sostenibilità urbanistica ed edilizia complessiva del progetto: valutazione delle criticità immediate e del medio termine (10 anni) e proposte di sostenibilità energetica

Di grande importanza è stato l’apporto dei rappresentanti del corso della Facoltà di Architettura “Gestione del processo edilizio – project management” che oltre ad aver rintracciato le planimetrie catastali del cinema (necessarie per qualsiasi processo di layouting) hanno chiarito molti aspetti riguardanti il quadro legislativo concernente la trasformazione degli ex cinema chiusi.

Ipotesi di finanziamenti pubblici e privati: elaborazione di scenari possibili

I partecipanti al tavolo hanno individuato possibili forme di finanziamento collegandole alle diverse funzioni della struttura:

  • PRIVATI ( eventuale sponsor e /o proprietà)
    • formazione, post-produzione audio/video, sale prove teatro e musica
    • funzioni ‘casa delle arti indipendenti’ e ‘casa delle scienze e della ricerca’ precedentemente individuate dal laboratorio
  • RESPONSABILITÀ SOCIALE D’IMPRESA (o Corporate Social Responsibility, CSR) con cui si intende l’integrazione di preoccupazioni di natura etica all’interno della visione strategica d’impresa per gestire efficacemente le problematiche d’impatto sociale ed etico.
    • libreria
    • enogastronomia
  • FONDAZIONE A CAPITALE DIFFUSO: con cui si intende l’unione di cittadini e singoli individui che con una quota personale entrano a far parte di una fondazione.
  • FONDI PUBBLICI (UE , REGIONE, COMUNE, PATTI DI RETE, UNIVERSITÀ)
    • biblioteca
    • ludoteca
    • ‘casa delle scienze e della ricerca’
  • FONDAZIONE DI PARTECIPAZIONE con cui si intende un istituto giuridico di diritto privato che costituisce il nuovo modello italiano di gestione di iniziative nel campo culturale e non profit in genere. È un istituto senza scopo di lucro, al quale si può aderire apportando denaro, beni materiali o immateriali, professionalità o servizi, e che può prevedere diverse categorie di fondatori e partecipanti, pubblici e privati, singoli cittadini, associazioni.
    • cinema

Questa particolare forma di finanziamento può essere applicata a tutte le funzioni finora individuate dal laboratorio, ma con particolare riferimento alla gestione della sala cinematografica, per evitare di esporre l’attività della sala stessa al rischio di chiusura in caso di scarse vendite e garantire il fondamentale servizio di presidio culturale del territorio.

Analisi dei metodi di ristrutturazione/rifacimento interna ed esterna dell’edificio e servizi annessi: elaborazione di scenari possibili

Come sarà il centro polifunzionale dentro e fuori? Ci saranno parti demolite? Quali? Come cambierà la viabilità? Ci saranno i parcheggi e dove? Ci sarà l’utilizzo flessibile degli spazi o no? E per farci cosa?

Dopo l’introduzione e l’aggiornamento basato sui report dell’attività svolta negli incontri precedenti, i partecipanti a questo tavolo sono stati invitati ad esprimere una loro Visionig andando ad immaginare gli spazi utilizzati per le funzioni individuate, i collegamenti e le sinergie possibili.

Si è domandato ai partecipanti di immaginare:

  • Demolizione/costruzione vs consolidamento/riqualificazione della parte posteriore
  • Creazione box nei sotterranei/riutilizzo dei presenti in superficie
  • Geometrie variabili/geometrie fisse degli spazi interni
  • Ripresa/abbandono della rotonda attorno all’Impero

Si è iniziato con l’immaginare una collocazione per le funzioni individuate

Pianta generale

Il piano terra è immaginato come uno spazio pubblico dove poter passeggiare, guardare mostre, avere uno spazio per piccole manifestazioni all’aperto, guardare le vetrine di eventuali attività commerciali. E’ uno spazio permeabile di collegamento tra via dell’Acqua Bullicante e via della Marranella

Sezione con percorsi

L’edificio viene percepito quasi come due corpi separati: il primo a torre (in rosso) potrebbe andare a contenere uffici, spazi di coworking, spazi per corsi e/o associativi , laboratori, sala prove e salette registrazioni etc.; Il secondo, in verde, sopra lo spazio pubblico, racchiude sale per il cinema, il teatro, sala conferenze, sala concerti. Tutti gli spazi vengono immaginati come trasformabili flessibili in modo da assecondare le esigenze del momento o degli abitanti. Sotto la piazza pubblica si potrebbero immaginare dei parcheggi interrati (in blu) o dei magazzini.

Layout esterno

Si è immaginato che al livello della copertura dell’edificio maggiore sia collocata l’Area Ristoro. Lo spazio esterno viene visto come un’ulteriore spazio all’aperto della struttura dove poter mangiare, sostare, leggere e dove magari, nelle calde sere d’estate si può trasformare in un’arena andando a sfruttare l’altezza del corpo a torre per proiettare.

Sezioni con funzioni

Lo spazio al piano terra viene immaginata come uno spazio a doppia altezza dove varie isole si elevano a racchiudere le funzioni e diventano quasi delle vetrine della attività del centro polifunzionale.

L’edifico verrà mantenuto nelle sue dimensioni e nella sua storica facciata. Si immaginano però di far diventare vetrati gli spazi di distribuzione che durante la note si illuminano e segnano come un “faro” la presenza del Centro all’interno del quartiere.

Impatto della struttura sull’economia, qualità della vita, servizi complessivi del territorio: elaborazione di scenari possibili

I partecipanti al tavolo sono stati invitati ad immaginare l’impatto della riapertura del centro culturale polifunzionale nel quartiere in termini economici e di qualità della vita. Il tavolo ha concentrato l’attenzione sulla funzione di centro di attrazione della struttura che il centro potrebbe esercitare, con la conseguente realizzazione di quattro assi di trasformazione:

  • miglioramento complessivo dell’interscambio culturale e dell’integrazione
  • pacificazione interna ed esterna del quartiere
  • miglioramento dell’immagine complessiva del territorio
  • ricambio sociale complessivo

Immaginando altri effetti il tavolo ha sottolineato che la capacità migliorativa della struttura avrà maggiori effetti se

  • si privilegerà la componente culturale su quella commerciale
  • si investirà nel renderla sede d’eccellenza della ricerca culturale più che di quella scientifica (vista anche l’imminente creazione di un polo su tale tema in via Guido Reni)
  • si riuscirà a rendere il progetto soggetto a continui “bagni di partecipazione”, ovvero a frequenti incontri di verifica/affinamento con la popolazione

Tavolo tecnico sulle componenti urbanistica ed edilizia del progetto

Il tavolo, sinteticamente, ha raggiunto tre punti di chiarificazione complessiva:

  • le funzioni individuate sono in generale compatibili con il quadro normativo esistente e questo rende il progetto maggiormente fattibile (il tavolo suggerisce un passaggio definitivo di analisi funzione per funzione)
  • gli aspetti critici da un punto di vista urbanistico (parcheggi, rapporti col vicinato, viabilità e accessibilità) sono tutti suscettibili di negoziazione in sede di messa in opera del progetto
  • l’opera necessità di una “miccia” iniziale, ovvero di un’iniezione di capitali per lo start-up che possono essere pubblici o derivati da oneri urbanistici per opere compensative (il tavolo suggerisce di affrontare il tema in modo specifico e di individuare il funzionario comunale che ha già svolto analoghe procedure per avere dettagli e suggerimenti)

A margine del tavolo si è reso evidente che il quadro classico con cui i Comuni italiani realizzano le opere – vista l’assenza di fondi di rilievo – è attraverso la compensazione urbanistica. I tecnici presenti hanno convenuto sul fatto che le funzioni individuate abbiano un alto valore di mantenimento della struttura, ma hanno evidenziato che potrebbe essere necessario immaginare ed elaborare un progetto economicamente rilevante per la parte imprenditoriale che possa giustificare oneri urbanistici in compensazione. Il laboratorio ha deciso di seguire il consiglio e rimandare la discussione di questo punto all’incontro successivo per approfondirlo.

In evidenza

Quaderni dal Cantiere(Impero) #2 – Report dei tavoli del 20 Novembre 2013

Cantiere Impero
Il logo del laboratorio di progettazione partecipata

Nel corso dell’incontro del 20 Novembre 2013 il laboratorio è stato suddiviso in 4 sottogruppi di lavoro coordinati da altrettanti facilitatori. Prima dell’inizio dei lavori i partecipanti sono stati invitati a registrarsi su un foglio accoglienza e a localizzarsi sulla mappa del Municipio Roma 5

Mappa del Municipio V
Mappa del Municipio V con localizzazione dei partecipanti al laboratorio (pallini verdi)

Il lavoro è stato diviso in tre sessioni, una singola e due parallele culminate alla fine del lavoro del singolo tavolo in una relazione plenaria da parte del facilitatore:

  • Analisi e individuazione delle possibili funzioni aggiuntive/sostitutive/alternative/integrative rispetto a quelle individuate nel visioning meeting del 23 Aprile 2013
  • Analisi dell’impatto sull’area urbanistica in cui insiste l’ex Cinema e individuazione delle criticità e opportunità in termini di servizi accessori di cui la struttura può/deve aver bisogno
  • Analisi e individuazione delle possibili forme di finanziamento del laboratorio partecipato

Dal report dei facilitatori è emerso una straordinaria convergenza fra i diversi attori del laboratorio che, seppur con sfumature diverse, hanno restituito tematiche in gran parte sovrapponibili per contenuto e dettaglio.

TEMA #1 – Possibili funzioni aggiuntive/sostitutive/alternative/integrative rispetto a quelle già emerse

Questo tema è stato affrontato contemporaneamente da tutti e quattro i sottogruppi di lavoro. È stato chiesto loro, a partire dalle funzioni già individuate e raggruppate per aree tematiche, di individuare funzioni aggiuntive/sostitutive/alternative/integrative. È stata fornita una tabella su cui apporre attraverso post-it le varie proposte ed è stato affisso in luoghi visibili la tabella con le funzioni già individuate.

Tabella funzioni individuate
Tabella con le funzioni individuate in precedenza, raggruppate per aree tematiche, a cui i tavoli sono stati chiamati ad aggiungere, sostituire o integrare funzioni

Al di là delle funzioni già sovrapponibili alle esistenti (come la funzione cinema intesa come sala multimediale aperta dalla mattina a tarda notte, la funzione di servizi di sala prove, teatri di posa, sale montaggio etc.) sono emerse 2 nuove funzioni più la ridefinizione di 2 aree tematiche.
La condivisione di questi keypoint ha riguardato almeno da 3 tavoli su 4:

  • L’area tematica legata alla ristorazione e al relax è stata riconfigurata individuando nella dinamica Ristorante/Bar classica un limite oltreché un punto di frizione con il tessuto commerciale esistente; per tale motivo è stato proposto di configurare le eventuali funzioni di quest’area in modo che rappresentino da un lato una novità in termini di offerta commerciale (ristomercato: l’utente sceglie e compra i prodotti che vuole siano cucinati dal team di ristorazione; ristobaazar: area di ristoro con offerta culinaria multietnica etc.) dall’altra che seguano i principi alimentari della biodinamicità, della stagionalità, del basso impatto ambientale (km0, coltivazioni non estenstive/intensive etc.)
  • Tre tavoli su quattro hanno proposto una funzione nuova nel macrotema “ristorazione e relax” che è uno spazio sia dedicato al benessere pisco-fisico, e quindi centro massaggi, meditazione, cura del corpo e della mente etc.
  • Tra tavoli su quattro hanno proposto di estendere l’area tematica “artistico formativo” in modo che si possano inserire le funzioni di formazione a 360° e non solo legata al mondo dello spettacolo
  • Tutti hanno proposto di attivare una funzione stabile nell’area “intrattenimento-fruizione” costituita da un laboratorio teatrale stabile che possa erogare servizi di diversa natura dettagliati dai vari partecipanti

Questi quattro punti sono il momento di condivisione trasversale dei tavoli e quindi rappresentano un punto di linea progettuale molto importante. Prossimamente pubblicheremo l’elenco di tutte le funzioni individuate (vecchie e nuove) e tutte verranno sottoposte a valutazione da parte dei partecipanti al laboratorio durante il prossimo incontro in cui abbiamo l’obiettivo di chiudere la lista in modo definitivo.

TEMA #2 – Impatto della struttura sul tessuto urbano: analisi delle criticità/opportunità in termini di servizi

Questo tema è stato affrontato contemporaneamente da due sottogruppi di lavoro. È stato chiesto loro di individuare sulla mappa dell’area urbana in cui l’ex cinema insiste le criticità e le opportunità in termini di servizi, indicarle attraverso post-it e in questo modo delineare l’impatto della nuova struttura sul tessuto urbano esistente.

Mappa area urbana
Mappa area urbana in cui insiste il cinema con indicazione dei macro servizi già esistenti

Tutti i tavoli hanno convenuto su tre punti di base

  • l’immersione della struttura possa portare problemi in termini di gestione dello spazio polifunzionale. Alcuni hanno sottolineato il problema legato all’insonorizzazione, altri alla gestione dei fumi di scarico e alla ventilazione, altri al rumore “esterno” diretto e indiretto
  • l’area è dotata di buona centralità in termini di servizio pubblico di trasporto sottolineando la necessità però di sottolineare la necessità dell’aumento della frequenza nei passaggi e forse l’istituzione di una linea notturna
  • il problema dei parcheggi è di secondaria importanza sia per la presenza di una struttura privata con cui eventualmente stabilire delle convenzioni, sia perché la presenza di mezzi, l’installazione di appositi stalli per bici e la prossimità della struttura anche rispetto ad altri quartieri (Pigneto, Labicano, Prenestino) può facilitare mobilità alternativa a quella privata.

Si è comunque rimandato ad apposito tavolo tecnico lo studio specifico di alcuni punti controversi come

  • Gestione dei “disturbi” di vicinato
  • L’obbligo per le nuove strutture pubbliche di dotarsi di appositi parcheggi
  • Strumenti urbanistici esistenti (leggi, delibere etc.) per la trasformazione della struttura
  • Gestione del traffico veicolare, frequenza bus etc.

Prossimamente si pubblicherà l’analisi completa dei due tavoli.

TEMA #3 – Metodi di finanziamento del laboratorio di progettazione partecipata

Un momento del lavoro al tavolo sull'analisi dei finanziamenti per il progetto partecipato
Un momento del lavoro al tavolo sull’analisi dei finanziamenti per il progetto partecipato

Questo tema è stato affrontato contemporaneamente da due sottogruppi di lavoro. È stato chiesto loro di elencare, apponendo le proposte attraverso post-it su una foto in bianco e nero della facciata dell’ex cinema, le idee e le soluzioni per poter finanziare le spese vive (cancelleria, stampa, materiali di consumo etc.)

Tutti e due i tavoli hanno convenuto su tre linee di finanziamento da perseguire in tempi brevi

  • accesso a finanziamenti di enti (fondazioni bancarie, istituti vari) e istituzioni (municipio, comune, dipartimenti e sovrintendenze)
  • stipula di contratti di sponsorship coinvolgendo gli stakeholders territoriali
  • avviare forme di finanziamento popolari e diffuse (cene, spettacoli, sottoscrizioni etc.)

Prossimamente si pubblicherà l’elenco completo delle proposte emerse nei due tavoli.

CONTRIBUTI DI SOGGETTI ISTITUZIONALI, PARTNER E PORTATORI DI ESPERIENZA

Abbiamo avuto il piacere di avere quattro ospiti che hanno condiviso sostegno, esperienza e storie

L’Assessore con delega alla Cultura del Municipio V Annunziatina Castello ci ha portato i saluti del Municipio e dell’Assessorato rimarcando come l’istituzione di prossimità veda nel nostro lavoro una buona pratica di partecipazione ed un modello virtuoso da esportare e tutelare.

Un rappresentante del movimento MACINE, Silvia Sbordoni, ci ha invece illustrato l’attività di sensibilizzazione che il suo gruppo porta avanti da anni sul problema dei cinema chiusi di Roma proponendo in prospettiva possibili sinergie comunicativo/artistiche con il laboratorio

Un rappresentante del collettivo del Volturno occupato ci ha invece relazionato sulla loro iniziativa donandoci spunti interessanti sulle dinamiche speculative che da sempre accompagnano la dismissione di strutture a destinazione d’uso culturale. Di grande interesse è stata anche la relazione su come il Volturno sia riuscito a coinvolgere professionisti, studenti e tecnici per risolvere problemi di insonorizzazione, ristrutturazione e recupero degli spazi contenendo al minimo le spese.

Infine abbiamo avuto la visita di Fabio Meloni direttore del Nuovo Cinema Aquila che ci ha raccontato la storia e la genesi del Cinema illuminandoci su come si debbano valutare sempre e comunque le realtà territoriali (commerciali, culturali e sociali) al fine di consolidare un progetto credibile e duraturo. Interessante e degno di approfondimento è stato anche il suo report sulle difficoltà che la gestione di un cinema incontra nell’approccio con la dinamica distributiva italiana da tempo immersa in logiche commerciali molto poco trasparenti.

ESIGENZE EMERSE PER IL PROSSIMO INCONTRO

Durante l’incontro sono emerse due necessità di base a cui il laboratorio proverà a rispondere sin dal prossimo incontro:

  • creazione di tavoli tecnici su tematiche specifiche aventi come membri solo portatori di esperienza che, attraverso un analisi più specifica, possa restituire al tavolo temi e soluzioni da discutere in appositi momenti assembleari
  • iniziare a delineare tematiche di maggiore specificità operativa – come il tavolo sulle funzioni – in modo da iniziare a mettere delle pietre angolari alla struttura delle linee guida progettuali

PROSSIMI INCONTRI

Si è delineato il calendario dei prossimi due incontri che si terranno presso l’ex Sala Consiliare del Municipio sita in Piazza della Marranella

  • 20 Dicembre 2013 dalle 16.00 alle 20.00
  • 15 Gennaio 2013 dalle 16.00 alle 20.00
In evidenza Dalla raccolta firme al progetto di quartiere

Quaderni dal Cantiere(Impero) #1 – Report dei tavoli del 29 Ottobre 2013

Cantiere Impero
Il logo del laboratorio di progettazione partecipata

Durante l’incontro del 29 Ottobre 2013 – attraverso il metodo delle analisi SWOT – abbiamo affrontato 3 temi

  • Rapporto del laboratorio con soggetti istituzionali e con la proprietà privata dello stabile
  • Fattibilità generale del progetto di Centro Culturale Polifuzionale
  • Metodi di finanziamento civico (diffuso, da basso) del progetto di riapertura dell’ex Cinema Impero

Per ogni tema abbiamo evidenziato i punti di forza e i punti di debolezza (fattori interni), le opportunità e le minacce (fattori esterni).

ELEMENTI CHIAVE EMERSI TRASVERSALMENTE AI TEMI AFFRONTATI NEI TAVOLI

I punti di forza emersi come keypoint trasversali ai vari tavoli sono:

  • il progetto è un motore di responsabilizzazione dei cittadini, delle istituzione e del privato
  • il progetto è un mezzo di coinvolgimento attivo di tutte le comunità territoriali (anche quelle extraeuropee)
  • il progetto ha un alto livello di partecipazione e quindi rappresenta un “presidio diffuso” del bene

punti di debolezza emersi come keypoint trasversali ai vari tavoli sono:

  • il progetto presenta criticità da un punto di vista economico per gli alti costi di realizzazione
  • il progetto allo stato attuale non ha sufficiente “forza contrattuale” rispetto agli altri attori in scena (privato e pubblico)

Le opportunità emerse come keypoint trasversali ai vari tavoli sono:

  • I progetti (e ai finanziamenti) europei di rigenerazione/riqualificazione urbana: il progetto ha i requisiti per beneficiarne
  • il vuoto di offerta culturale e di offerta produttiva sul territorio: il progetto rappresenta una risposta realistica ad entrambe le lacune

Le minacce emerse come keypoint trasversali ai vari tavoli sono:

  • La volatilità delle intenzioni della proprietario (che ancora non ha fornito garanzie)
  • L’attuale scarso peso rispetto agli altri soggetti coinvolti nel processo

ELEMENTI SPECIFICI EMERSI NEI NEI TAVOLI

La presentazione del tavolo #1
La presentazione del tavolo #1
  • TAVOLO/TEMA: Rapporto del laboratorio con soggetti istituzionali e con la proprietà privata dello stabile
    1. Punti di forza
      1. Partecipazione sociale testimoniata dalle 4000 firme (fra cui molti extraeuropei)
      2. Partecipazione interna (fase progettuale, fase gestionale)
      3. Mancanza di luoghi simili (valore simbolico, laboratorio sociale, polo culturale, spazio per le realtà associative)
      4. Progetto innovativo (attenzione ai materiali di costruzione, coerenza delle destinazioni d’uso, originalità della linea editoriale)
      5. Capacità di recepire le aspirazioni del territorio (bisogni sociali, bisogni culturali)
    2. Punti di debolezza
      1. Capacità contrattuale rispetto al pubblico e al privato; necessità del riconoscimento formale visto come mezzo per rafforzare il peso specifico del laboratorio in fase di contrattazione
      2. Difficoltà nel coinvolgimento continuativo delle comunità straniere
      3. Opportunità: qualcuno potrebbe obiettare se abbia senso farlo e se farlo proprio lì.
    3. Opportunità
      1. Clima culturale cittadino (sostegno solidarietà, appetibilità “politica”)
      2. Sostegno del Municipio (soluzione per il sottopunto 1 delle debolezze?)
      3. Polo di attrazione delle tante realtà che agiscono sul territorio e recupero culturale del quartiere e del Municipio (quì risiede l’appetibilità politica)
      4. Opportunità del privato (andrebbero esplorate queste opportunità escludendo quelle economiche)
      5. Forzare l’assunzione di responsabilità del privato per situazione di pericolosità della struttura lasciata nell’incuria
    4. Minacce
      1. Eventuale volontà avversa del privato o del pubblico
      2. Stravolgimento del concetto del progetto (negazione della dinamica servizio pubblico/cultura pubblica)
      3. Costi elevati stimati dal privato (5-8 Mln) -> dati da far confermare dal pubblico
      4. Scippo del lavoro del laboratorio da parte di privati o da parte delle istituzioni -> il punto 1 delle “opportunità” è una possibile soluzione
      5. Assenza di un quadro normativo adeguato sulla partecipazione popolare
      6. Scarso peso politico del laboratorio anche per la sua composizione “elettorale” (stranieri e non residenti)
La presentazione del tavolo #2
La presentazione del tavolo #2
  • TAVOLO/TEMA: Fattibilità del progetto del Centro Culturale Polifunzionale
    1. Punti di forza
      1. Promozione, preservazione e continuità della memoria del quartiere
      2. Vincolo architettonico (facciata) e di destinazione d’uso cui il privato deve attenersi
      3. Necessità della messa in sicurezza dello stabile come tema di pressione sul privato
      4. Coinvolgimento e partecipazione delle comunità extraeuropee locali (in particolare bangladese)
      5. Esistenza di uno spazio esterno (giardino) da valorizzare
      6. Attuale supporto garantito dal Municipio e promesso dal Camune di Roma
    2. Punti di debolezza
      1. Difficoltà di coordinamento e selezione delle varie attività del centro
      2. Alti costi di ristrutturazione
      3. Alti costi di realizzazione del Centro
    3. Opportunità
      1. Dichiarata disponibilità del proprietario a partecipare al progetto
      2. Finanziamenti europei in particolare sul fronte della digitalizzazione delle sale
      3. Capacità del progetto di creare posti di lavoro
      4. Rete dei “Cinema Impero” in Italia e nel mondo con cui fare rete in ottica di branding strategy
    4. Minacce
      1. Asimmetria tra potere contrattuale del laboratorio e quello del privato e del pubblico
La presentazione del tavolo #3
La presentazione del tavolo #3
  • TAVOLO/TEMA: Metodi di finanziamento civico (diffuso, da basso) del progetto di riapertura dell’ex Cinema Impero
    1. Punti di forza
      1. Sensibilizzazione dell’opinione pubblica
      2. Spinta motivazionale per la comunità partecipante
      3. Responsabilizzazione della comunità partecipante
      4. Vincolante per la proprietà dello stabile
      5. Veicolo per il coinvolgimento diretto delle associazioni operanti sul territorio
      6. Creazione della fattispecie del “cittadino proprietario”
    2. Punti di debolezza
      1. Creazione del rischio che l’univo beneficiario dell’operazione sia il privato
      2. Difficoltà al raggiungimento di una quota capitale significativa
      3. Difficoltà nella raccolta fondi presso i cittadini per la ristrutturazione di una proprietà privata
      4. Il risultato dell’investimento è incerto e comunque a lungo termine
      5. Scarsa comunicazione
      6. Limite territoriale della raccolta fondi  e confronti con le comunità extraeuropee presenti nel territorio
      7. Assenza di un progetto chiaramente definito che possa attrarre gli investitori
    3. Opportunità
      1. Generazione di servizi/riqualificazione urbana/lavoro
      2. Aumento dell’appetibilità degli immobili per investitori e poprietari
      3. Occasione dello sviluppo della cultura diffusa, della cittadinanza attiva e della sussidiarietà
      4. Occasione per il coinvolgimento delle comunità straniere anche attraverso le loro associazioni
    4. Minacce
      1. Poca trasparenza da parte degli investitori
      2. Mutamento delle intenzioni del proprietario
      3. Fedeltà del privato e delle istituzioni ad eventuali accordi presi (necessità di tutela legale)

A margine dell’incontro, nel momento assembleare, sono emersi altri spunti interessanti in merito al finanziamento del progetto

  • ricerca di possibili sponsorship
  • creazione di una fondazione a capitale diffuso
  • partnership tra cittadini, associazioni e altri soggetti per promuovere una campagna di crowdfunding
  • l’Assessore allo sviluppo delle periferie, Paolo Masini, ha evocato anche lo strumento della Responsabilità sociale d’impresa (CSR) – vedi link interessante http://csr.unioncamerelombardia.it/index.phtml – attraverso l’intervento diretto delle imprese trasparenti e sane (censite dal Comune di Roma)

Le conclusioni finali in merito invece alle attività di rapporto con le istituzioni e proprietà da promuovere

  1. Continuare ad invitare la proprietà ai laboratori per farla diventare soggetto attivo (non è necessario intervenga il Dott. Longobardi, è sufficiente ci sia un rappresentante che abbia la qualifica di “uditore” del laboratorio)
  2. Continuare la pressione sull’assessorato allo sviluppo delle periferie affinché
    1. Nomini un tecnico che partecipi ai laboratori come “auditore”
    2. Realizzi il già richiesto preventivo – alternativo alternativo a quello della proprietà – per la ristrutturazione dello stabile
    3. Ci invii l’elenco delle imprese sane che l’assessorato ritiene “compatibili” ed eventualmente organizzare incontri con loro rappresentanti
    4. Riconosca il laboratorio come luogo in cui si formerà il progetto per la ristrutturazione dell’immobile
  3. Avviare incontri e collaborazioni con l’Assessorato alla Cultura e all’Urbanistica e richiedere anche a loro il riconoscimento del laboratorio
  4. Fare richiesta al Municipio V per il riconoscimento formale del laboratorio come luogo in cui si formerà il progetto per la ristrutturazione dell’immobile

La sintesi del processo partecipativo precedente all’inizio del laboratori lo affidiamo ai 3 sketch di Sara Seravalle di sketchapensieri.it